All’interno della cornice tratteggiata in un precedente intervento della nostra Presidente Linda Croce, che raccontava quanto siano centrali i servizi di assistenza domiciliare per i nostri territori, si inserisce una serie di interviste fatte agli operatori e alle operatrici domiciliari, per sentire e capire con loro come sia cambiato il loro ruolo durante i mesi di epidemia Covid-19.

In questa intervista di Davide Veronese, progettista dell’area cure primarie della cooperativa, ascoltiamo Marta e Patrizia, operatrice e coordinatrice dell’assistenza domiciliare anziani presente nel Comune di Marano di Valpolicella.

 

“Restate a casa” è stato ed è il leit motif che ci accompagna ormai da un paio di mesi. Ma cos’ha comportato il lockdown per la vita delle persone più fragili?
Lo abbiamo chiesto a chi non ha mai smesso di assistere con professionalità i nostri anziani e malati cronici a casa loro.

Quali sono gli aspetti del tuo lavoro quotidiano che sono cambiati maggiormente con questa pandemia Covid-19?

“Sicuramente l’approccio agli utenti”, afferma Patrizia Piras, coordinatrice dei servizi di assistenza domiciliare della cooperativa sociale Azalea. “In questo contesto pandemico è cresciuta molto la paura negli anziani e se prima c’era la possibilità di una carezza o un gesto di vicinanza, questo ora non c’è più. La relazione si è dovuta rimodulare per rispettare le norme di sicurezza a vantaggio dell’utente stesso e dell’operatore. Molto sta nella nostra capacità di mantenere il rapporto di fiducia con le persone, rassicurandole e applicando quanto previsto dalle procedure socio-sanitarie”.

Quali sono le richieste che ricevi maggiormente dagli utenti? Sono cambiate rispetto a prima?

“In alcuni casi”, continua la coordinatrice, “le famiglie hanno chiesto una sospensione del servizio di assistenza domiciliare. Questa scelta era motivata, oltre che dalla paura dovuta all’esplosione del contagio, anche dalla presenza forzata a casa dei familiari che potevano quindi prendersi cura dei congiunti allettati. A distanza di due mesi dall’inizio del lockdown, sta emergendo la stanchezza di questi familiari per una situazione incerta ed un carico assistenziale rilevante. Il nostro lavoro è quindi anche quello di offrire un sostegno e un accompagnamento in questo momento che continua ad essere pesante”.

Immagino che ci sia tanta fatica nell’affrontare questo momento, ma riusciresti a individuare i segnali positivi che stanno emergendo?

“Senza dubbio la fiducia”, afferma Marta, operatrice del servizio di assistenza domiciliare nel comune di Marano di Valpolicella. “Avverto un rapporto più verace specialmente con i familiari dei nostri utenti basato sulla fiducia verso chi si prende cura dei loro cari. La paura di contagio c’è, ma viene superata attraverso l’utilizzo responsabile di tutti gli accorgimenti necessari. Insomma, protetti e tranquilli”. “Inoltre la presenza dell’operatrice viene apprezzata maggiormente ora che la chiusura a domicilio ha ridotto ulteriormente la possibilità dell’incontro con gli altri”, aggiunge la coordinatrice.

Puoi spiegarti meglio.

“Sì”, continua Patrizia, “Le persone stanno imparando a dare valore alle relazioni, paradossalmente proprio ora che vengono meno. Per esempio, un’utente anziana che vive da sola mi sta chiamando più spesso perché sente il bisogno di ascoltare una voce amica e con la scusa di informarsi sull’orario di arrivo dell’operatrice, ne approfitta per raccontarmi la sua giornata. Io non le nego quei dieci minuti di chiacchierata perché mi rendo conto che attraverso quel tempo dedicato al telefono sto dando una risposta al suo bisogno di vicinanza”.