La comunicazione nel non profit

///La comunicazione nel non profit

“Se ognuno al mondo sapesse distinguere il trasmettere dal comunicare, il mondo sarebbe diverso…Occorre il coraggio, non solo intellettuale, di chiamare comunicazione soltanto il sistema in cui ogni partecipante coinforma e corrisponde” (Dolci Danilo, Bozza di manifesto “Dal trasmettere al comunicare”, 1988.)

Oggi viviamo immersi in un mondo saturo di parole, suoni, immagini, tutti stimoli che ci arrivano dall’esterno e che richiedono la nostra attenzione, la quale risulta scarsa confrontata a questo flusso incessante. Eppure c’è da chiedersi se questa mole di informazioni e nozioni possa essere definita interamente “comunicazione”.

Scomodando il linguista Roman Jakobson, colui che ha consolidato la Teoria della Comunicazione, potremmo dare una risposta affermativa che limita la comunicazione alla semplice trasmissione di informazioni grazie alla presenza di un mittente, destinatario, contesto comunicativo all’interno del quale si trasmette il messaggio.

Fortunatamente, però, il significato di comunicazione ha fatto un salto di qualità, ampliandosi ed elevandosi a vero e proprio sforzo creativo di adattamento all’altro.

Questo processo non può essere considerato del tutto naturale, piuttosto un fatto indotto e necessario in risposta alle esigenze di una società contemporanea in continua evoluzione, l’obsolescenza tecnologica ne è un chiaro esempio, ma soprattutto eterogenea, perché vede accanto ai nativi digitali, i quali credono nella “perenne connessione alla rete un dato fisiologico” (Anselmo Grotti, Comun I Care, pp. 8) gli immigrati digitali, generazioni mature, nate prima della rivoluzione digitale e che al contrario dei primi sentono una profonda banalizzazione del mondo che conoscono.

E’ compito quindi dei nativi digitali, ascoltare e raccogliere l’eredità degli ultimi “due, tre secoli di progressivo sviluppo dei grandi stati democratici”, per creare un ponte comunicativo in grado di proporre apertura e partecipazione negli scambi e nelle relazioni reciproche tra individui e gruppi.

Creare quindi un rapporto di comunicazione col prossimo, che implica scambio e co-partecipazione, risulta tanto fondamentale nel profit, quanto più nel mondo dell’impresa sociale.

Questo perché il non-profit detiene una carica comunicativa distintiva, in grado di valorizzare il sistema di relazioni, informali e formali, del terzo settore e rispondere quindi attivamente e concretamente a esigenze e bisogni profondi delle persone.

Comunicare i propri servizi e le proprie azioni verso l’esterno risulta oggi più che mai necessario per mantenere questa carica distintiva, allo stesso modo attivarsi verso l’interno, nella direzione dei soci e degli iscritti diventa fondamentale per la co-creazione e condivisione del valore.

Vi lasciamo quindi con alcuni spunti di riflessione che riteniamo validi per la creazione di un rapporto comunicativo e valoriale col prossimo:

1 – Non profit, profit…ricordati che parli sempre alle persone! Ascolta l’utente, il tuo pubblico. Rielabora ciò che ti suggerisce senza prenderlo alla lettera.

2 – Cercare di fare una comunicazione che piaccia a tutti non è fare comunicazione.

3 – Nel non profit la trasparenza è fondamentale. Lo diciamo spesso in Azalea: con le persone, per le persone. Human to human!

4 – KISS: Keep It Simple, Stupid! Potremmo riassumere questo concetto anche con Less is more. Il buon comunicatore lo sa: tanto non è sinonimo di meglio, ma di essenziale. Fatti capire, la sintesi è un grandissimo, complicatissimo, meraviglioso dono. Essere prolissi non serve!

5 – Il lavoro della comunicazione non finisce mai. Tutto, e ripetiamo, tutto ha sempre bisogno di una continua revisione. Il contesto cambia, la comunicazione pure.

6 – Amore a prima S-Vista: non innamorarti mai di un’idea senza prima averla attentamente valutata, scegli all’irruenza l’analisi e la strategia;

7 – Comunicare è uno sforzo creativo, non limitarti a trasmettere, ma crea relazione con l’altro;

8 – La comunicazione non è un processo unidirezionale: attiva il tuo interlocutore;

9 – Cosa distingue la tua impresa sociale dalle altre? Quando ti è chiaro, comunicalo;

10 – Non trascurare mai la comunicazione interna: condividi e coinvolgi, sempre.

Dott.ssa Giulia Perbellini
Dott.ssa Giulia PerbelliniConsulente di Web Marketing e Digital Communication
Giulia Perbellini, laureata in Scienze e Tecniche della comunicazione grafica e multimediale allo IUSVE e laureanda nel medesimo istituto in Web Marketing & Digital Communication, collabora con Azalea Cooperativa Sociale come consulente alla comunicazione. Il suo motto, concentrato in 1,62 cm di altezza, è “lavorare divertendosi e giocare seriamente”, perchè l’entusiasmo e la passione sono i migliori ingredienti per una vita di qualità!
Dott.ssa Noemi Tumicelli
Dott.ssa Noemi TumicelliResponsabile Comunicazione Azalea
Noemi Tumicelli, laureata in Formazione e Sviluppo delle Risorse Umane, è Responsabile dell’Ufficio Comunicazione di Azalea Cooperativa Sociale. Da un percorso formativo di Psicologia del Lavoro nasce un’appassionata delle relazioni umane, della comunicazione e delle competenze trasversali che possono trasformare ogni risorsa in una potenza per l’organizzazione. Human to human è il concetto che descrive la sua visione professionale, il tutto condito da entusiasmo, determinazione e passione per i cambiamenti.
2017-11-28T18:08:25+00:00 luglio 25th, 2017|Psicologia Specialistica|